giovedì 15 marzo 2012

L'ESSENZIALE E' INVISIBILE AGLI OCCHI


IL PICCOLO PRINCIPE - L'AMICIZIA COME CONOSCENZA

"Il Piccolo Principe" viene pubblicato per la prima volta nel 1943 a New York, dove Saint-Exupéry si era trasferito nel 1941.
Già nella dedica si stabilisce immediatamente il tema generale dell'opera: gli adulti non sono più capaci di vera conoscenza, ma l'amico sì. "Il piccolo Principe" è dedicato a Leone Werth, grande amico di Saint-Exupéry ("questa persona grande è il miglior amico che abbia al mondo"). Egli è oramai adulto, ma è ancora in grado di capire un libro per bambini, a differenza di molti uomini, i quali, crescendo, perdono poco alla volta la capacità di guardare dentro le cose, così che un serpente che ha ingoiato un elefante appare come un banale cappello. Maturando, ci si affida sempre meno al cuore e sempre più agli occhi per misurare la realtà; ma gli occhi sono ingannevoli, perché, di tutto, vedono solo ciò che è superficiale, solo ciò che è più facile da percepire. Occorre invece misurare la realtà con il cuore, e per farlo l'unico modo è tornare un poco come i bambini; il che non significa tornare a ragionare come loro, bensì significa essere liberi come loro, recuperare almeno in parte la libertà perduta, la loro forza immaginativa. Come scrive lo stesso autore, "tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano)". Ma Leone Werth è diverso, lui è stato in grado di mantenere il proprio cuore spalancato alla realtà, è ancora capace di stupirsi e commuoversi di un libro per bambini. Ecco dunque a cosa serve l'amicizia, a mantenere desta la capacità di andare oltre le apparenze, di scavare dietro alla muraglia della superficialità, per coglierne il senso ultimo.
Il viaggio che compirà il Piccolo Principe è il viaggio alla ricerca di questo valore dell'amicizia, che non riusciva a riscontrare nel rapporto con la sua rosa.

Incontro con il Piccolo Principe
Se nel primo capitolo l'attenzione è puntata principalmente sulla differenza sostanziale tra adulti e bambini, dal secondo capitolo la vicenda entra nel vivo. Il protagonista, che poi è anche il narratore dell'intera vicenda, precipita con il suo aeroplano nel deserto. "Qualche cosa si è era rotta nel motore". Saint-Exupéry ha avuto veramente un incidente nel deserto del Sahara, ma in questo caso l'incidente assume un valore simbolico: la panne, che l'aviatore non riesce ad aggiustare da solo, rappresenta l'aviatore stesso: anche egli, come tutti gli uomini adulti, ha abbandonato la visione tipica dell'adolescenza per focalizzarsi su una visuale più adulta, perdendo il senso delle cose.
In "Pilota di Guerra", la prima opera scritta di Saint-Exupéry, egli racconta:

 "Avevo cinque anni. Erano le otto di sera, l'ora in cui i bambini devono dormire[...]. Tuttavia mi avevano dimenticato[...]. Quella sera, vedendomi dimenticato, cedetti al demone del male, mi alzai sulla punta dei piedi fino alla maniglia della porta, la spinsi pian piano, sbucai nel vestibolo, e mi ritrovai, a frodo, ad esplorare il mondo. Lo scricchiolio dei pannelli mi parve un avvertimento della collera divina. Non osando proseguire oltre, feci alla meglio l'ascensione di una mensola e, la schiena appoggiata contro il muro, rimasi là, le gambe penzoloni, il cuore in gola, come fanno i naufraghi su uno scoglio, in mare aperto[…]. ero bloccato sulla mensola per l'eternità, clandestino ascoltatore di un conciliabolo solenne, nel corso del quale i miei due zii, che sapevano tutto, collaboravano alla creazione del mio mondo[…]. Avrebbero continuato a portare un sapore di eternità al mio mondo".

È un'avventura fantastica per un bambino, ma ormai ha perduto quella nota di meraviglia che aveva connotato la sua infanzia. E la perdita di questo tesoro porta l'uomo a precipitare nell'aridità di cui il deserto è simbolo. L'aviatore non è in grado di riparare da solo il guasto al suo velivolo, cioè è impossibile tornare ad essere bambini attraverso uno sforzo volontaristico e individuale: solo attraverso qualcuno che continuamente richiama alla realtà è possibile questo miracolo, paurosamente sempre più raro ai giorni nostri. Questo qualcuno in grado di compiere questa magia è proprio il Piccolo Principe. Solo quando la personalità è risanata, solo quando si torna a desiderare la verità, il guasto al motore si ripara, senza un'apparente spiegazione logica, e la vita può ricominciare ad essere davvero vita. Però, nella nostra visione adulta della realtà sembra possibile risolvere ogni problema con la sola ragione, attraverso un ragionamento ben fatto; non ci accorgiamo che, invece, più si attua questo atteggiamento, più ci si allontana dalla possibilità di una soluzione. Più l'aviatore tenta di risolvere il guasto con i suoi attrezzi, tanto più il motore non ne vuole sapere di partire. L'apparizione di un bambino nel mezzo del deserto però rimescola le carte in tavola. Un bambino, il Piccolo Principe, che subito mette a tema il rapporto, senza alcun preambolo: il rapporto, l'amicizia è un fatto così grande e così umano che non ha alcun bisogno di preamboli. Come si inizia un rapporto? Con un regalo: "per piacere, disegnami una pecora…".
È una richiesta alquanto strana in una situazione del genere, ma quando la realtà diventa stringente, quando la circostanza è carica di una meraviglia senza pari, si scopre che vale la pena rischiare, "quando un mistero è così sovraccarico, non si osa disubbidire".

Le caratteristiche di un rapporto - i cinque disegni
Come detto in precedenza, dalle prime parole del Piccolo Principe scaturisce subito una richiesta: "per piacere, disegnami una pecora…". L'aviatore, anche non comprendendo bene, tira fuori una penna, ma è subito frenato da una perplessità: si rende conto che i grandi, non avendo capito i suoi disegni con il boa e l'elefante, hanno frantumato il suo sogno artistico ed egli si ritrova ormai incapace di disegnare. Davanti alla strana richiesta, traccia l'unico disegno di cui è capace, l'unico mai fatto in vita sua, mettendo in un certo senso alla prova il Principe: disegna il boa che ha inghiottito l'elefante. ma il Principe supera la prova e senza nemmeno pensare esclama:

"No, no, no! Non voglio l'elefante dentro il boa. Il boa è molto pericoloso e l'elefante molto ingombrante".

Tutto ciò che gli altri non avevano saputo riconoscere, per il principe è un riconoscimento immediato. Con questo primo disegno l'aviatore capisce che con il piccolo principe è possibile creare una amicizia vera, che punti dritto al fondamento delle cose, alla loro essenza. Non è necessario divagare per allietare animi piccini, come accadeva per gli adulti incontrati nel corso della vita; con il Principe si può andare dritti al cuore dell'esistenza umana. Dunque c'è la possibilità di mettersi completamente in gioco, non è importante quanto uno sia capace; è molto importante invece l'intenzione di costruire mano a mano, con pazienza, tale rapporto.
Il secondo disegno non va bene: la pecora appare malata, instabile: cioè, per costruire un'amicizia vera, sincera, stabile e leale, non basta un rapporto qualsiasi, traballante e poco saldo:

"No! questa pecora è malaticcia. Fammene un'altra".

Come si diceva prima, è necessario un impegno sincero.
Il terzo disegno ugualmente non va bene:

"Questa non una pecora. È un ariete. Ha le corna",

un rapporto è sempre esigente, richiede che la persona ci sia completamente, senza riserve.
Ciò presuppone che si dia all'altro non ciò che si vuole, ma ciò che l'altro chiede, ciò di cui l'altro ha bisogno per vivere totalmente un'amicizia. È da qui che nasce la fiducia, poiché si diventa sempre più certi che nella lealtà dell'amico si può contare sempre.
Il quarto disegno ancora non va bene: la pecora è vecchia,anch'essa traballante. Anche qui vi è un significato nascosto: perché una amicizia diventi profonda, è necessario del tempo, non si può avere la pretesa di ottenere tutto subito. È questo il motivo per cui il Principe vuole una pecora giovane, che possa vivere a lungo, per poter approfondire quanto più possibile la grandezza incontrata.
L'ultimo disegno appare come il più importante, in quanto si comincia a introdurre ciò che dirà la volpe in seguito, ovvero che l'essenziale è invisibile agli occhi. L'aviatore, avendo ormai perso la pazienza, pensava di fare uno scherzo al Piccolo Principe disegnandogli una scatola di cartone:

"Questa è solo la sua casetta. la pecora che volevi sta dentro".

Trovato qualcuno con cui percorrere insieme la strada che porta al mistero che sta dietro alla vita, è necessario custodire tale miracolo, come in un forziere. Il principe è finalmente contento ,perché si accorge che l'aviatore è disposto a creare un legame con lui, anche se in modo particolare, non definibile a parole.

La rosa, la partenza e i falsi amici
Comincia a delinearsi uno dei temi fondamentali del libro, ovvero il dualismo tra qualità e quantità, tra numeri e cuore della realtà: quali sono le cose serie? C'è qualcosa che vale più della vita, più della paura di perderla?
Al quinto giorno nel deserto, il Piccolo Principe chiede bruscamente all'aviatore se le pecore mangiano le rose. Sembra una domanda strana, tanto che l'aviatore, che tentava di risolvere inutilmente il guasto al motore, risponde che sì, le pecore mangiano le rose anche se esse hanno le spine. Le spine vengono fuori solamente dalla cattiveria delle rose, poiché esse non riescono a difendere il fiore dalle minacce che lo circondano.
Il Piccolo Principe si arrabbia moltissimo perché mentre parla del suo rapporto con la rosa e della sua amicizia con lei, l'aviatore considera queste cose come secondarie rispetto al guasto del motore. In realtà il principe pone il problema fondamentale della vita, cioè la responsabilità che nasce con la decisione di creare un rapporto vero. La cosa seria della vita, il suo fondamento, il suo segreto più grande è la rosa, cioè tutti coloro a cui si vuole bene. Tutti gli altri problemi vengono dopo. Non è forse questa la cosa più seria al mondo?

"Se qualcuno ama un fiore di cui esiste un solo esemplare i milioni e milioni di stelle, questo basta a farlo felice quando lo guarda"

ma se il fiore morisse, se la rosa venisse mangiata dalla pecora, allora tutto si spegnerebbe, tutto diverrebbe grigio. Davanti a una confessione del genere, l'aviatore non può che rendersi conto dell'errore commesso, e consola il Piccolo Principe.
Ma perché allora è partito dal suo pianetino, abbandonando il tanto amato fiore? Perché tra i due erano nati motivi di incomprensione: era un fiore bellissimo ma aveva i suoi difetti: era vanitoso, era un poco aggressivo e si atteggiava con le sue quattro spine. Accade che tali imperfezioni creino piccole fratture nel rapporto, e tali fratture possono portare alla rottura dell'amicizia. Così il Piccolo Principe decide di partire, per andare in cerca di amici veri. Non sapeva infatti che una amicizia non si giudica dagli atti, ma da quanto si cresce in compagnia. Parte perché non sapeva amare il suo fiore. Solo alla fine si accorgerà dell'errore commesso e deciderà di tornare sul suo pianetino per riallacciare quel rapporto interrotto a causa della sua partenza.

"Io credo che egli approfittò, per venirsene via, di una migrazione di uccelli selvatici".

Così egli parte, e da qui comincia quella galleria di personaggi che rappresentano le amicizie non vere, quelle che sono come la pecora malaticcia, instabili, non vere e destinate a morire presto. Per il Principe queste figure incontrate sono come i grandi, hanno perso la direzione di apertura verso gli altri e si rinchiudono in sé.
Il primo personaggio che il Piccolo Principe incontra è il re: egli rappresenta colui che utilizza l'amicizia per esercitare il potere, ha come unico scopo la sottomissione dell'altro. Un legame del genere non può durare a lungo, poiché la vera essenza dell'uomo è la libertà.
Il secondo personaggio incontrato è il vanitoso, colui che vuole accentrare su di sé tutta l'attenzione: concepisce l'altro come esaltazione di sé. non può certo essere costui l'amico che il Piccolo Principe sta cercando.
Il terzo personaggio è l'ubriacone: egli rappresenta la personalità umana quando diventa schiava di qualcosa. Non ci si interessa degli altri uomini, anzi si dimenticano completamente dell'esistenza di amici e persone.
Il quarto personaggio è l'uomo d'affari: il criterio che domina la sua mentalità è il possesso. Il possesso non è un'idea sbagliata in sé, ma se a causa di questo si perde il contatto con la realtà, esso scade nell'egoismo.
Il quinto personaggio è il lampionaio: egli è simbolo della fedeltà al lavoro. Essa è l'idea forse più "corretta" tra quelle sbagliate che vengono rappresentate in questi capitoli. Però se il lavoro allontana dal contatto con la realtà, allora esso perde il suo senso. Il lavoro del lampionaio diventa alienante rispetto alla società perché esso costituisce il centro della sua esistenza, togliendo la possibilità di gustare la realtà poiché non vi è più tempo a disposizione.
Il sesto personaggio è il geografo: egli rappresenta il rapporto dell'uomo con la cultura. Il sapere diventa interessante solo se lo si confronta con ciò che si apprende. Ma il geografo esula da questo concetto, poiché ha la pretesa di conoscere tutto pur non muovendosi dal suo posto. Egli aspetta un avventuriero che possa indicargli i fiumi e i laghi e le montagne scoperte così che lui possa indicarli sulla cartina. Il problema è che così egli non può verificare l'attendibilità del testimone. Non è possibile istaurare una amicizia vera senza una continua verifica dell'aiuto che tale amicizia porta.


L'arrivo sulla terra, la volpe e il cambiamento di mentalità
Finalmente il Piccolo Principe arriva sulla terra, ma la constatazione che ne scaturisce è estremamente amara: infatti la terra non è un pianeta qualsiasi, ma ospita "cento e undici re, settemila geografi, novecentomila uomini di affari, sette milioni e mezzo di ubriaconi, trecentododici milioni di vanitosi, cioè due miliardi circa di adulti", che dell'amicizia non sanno nulla. Egli atterra nel deserto, simbolo dell'aridità, dell'assenza di amore, ma proprio questa aridità costringe a cercare.
È anche il momento dell'incontro con il serpente, e con egli iniziano gli incontri di verità, che preparano la fine del racconto. Egli mette a disposizione la sua capacità più grande, "posso portarti più lontano di un bastimento". Fin da ora il piccolo principe comincia a capire che l'unica soluzione possibile è dare la vita. Solo in quest'ottica si comprende con chiarezza questa ultima parte del racconto.
Esplorando la terra, si incontrano alcuni personaggi particolari. Tra questi il primo è il serpente, il secondo è l'eco. Scalata una montagna, il piccolo principe si rende conto della solitudine che lo circonda. L'unico a rispondergli è appunto l'eco, un personaggio automatico, è come uno specchio. La vuota ripetizione esprime il vuoto interiore del pianeta.
Poi l'incontro con il roseto appare come il raggiungimento del fondo dell'infelicità del Piccolo Principe: non solo non è ancora riuscito a trovare un amico che possa promettergli un rapporto sincero, ma viene anche disilluso sulla falsa unicità del suo fiore. Qui il principe commette un errore: la bellezza di un rapporto non è data dall'esteriorità, è ingannato dalla vista di ben cinquemila rose uguali alla sua. "E seduto sull'erba piangeva".
Proprio quando si è in fondo al baratro, quando apparentemente non è possibile risalire, ecco che avviene l'incontro chiave di tutta la vicenda: si presenta la volpe. con questo incontro il piccolo principe capirà finalmente cosa sia l'amicizia, come si costruisce un rapporto e come si conserva. Finalmente egli capirà il suo errore nei confronti della sua rosa, interverrà quel cambio di mentalità che gli darà il coraggio di compiere il passo decisivo per tornare dal suo amato fiore. Nella sua tristezza il Piccolo Principe chiede alla volpe di giocare con lui. Ma questa risponde che non può, perché non è addomesticata. "Cosa vuol dire addomesticare?" chiede il Principe; "è una cosa da molto dimenticata, vuol dire creare legami", cioè mettere qualcosa in comune, vivere un'esperienza comune che fa dell'amico unico al mondo, unico tra migliaia. Questo rapporto muta la realtà, essa si riempie di significati nuovi.

"Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me e' inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo e' triste! Ma tu hai dei capelli color dell'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che e' dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano..."

"Non si conoscono che le cose che si addomesticano", cioè si conosce solamente ciò che si ama, come diceva Sant'Agostino, poiché di ciò che non si ama non è possibile capirne la vera essenza. L'unico modo per conoscere la realtà è un amore.
Ma per creare legami, sono necessari molto tempo e molta pazienza, ogni giorno il piccolo principe potrà avvicinarsi un poco di più fino a poter raggiungere la volpe. la parola pazienza deriva dal greco  πασκω (soffrire), bisogna farsi carico insieme della realtà, sostenerla e portarne il peso insieme. La radice di una amicizia è dunque un'esperienza, non un discorso, "le parole sono fonte di malintesi". Gli uomini sulla terra sono troppo presi dalle loro faccende serie, e per non perdere tempo comprano tutto dai mercanti. Ma poiché non vi sono mercanti di amici, essi si trovano soli nella loro esistenza. Oltretutto, per la costruzione di una vera amicizia, è necessaria una regolarità, non vi può essere casualità:

"Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore".

Il Piccolo Principe riesce ad addomesticare la volpe, ma giunge il momento della partenza. La volpe sa che piangerà, ed il Piccolo Principe chiede: "ma allora che ci guadagni?","ci guadagno il colore del grano". Può giungere, in una amicizia, il momento della separazione. Ma se l'edifico del rapporto è costruito bene, allora esso non può crollare con la lontananza, poiché nasce un nuovo modo di guardare la realtà, ogni cosa ricorda quell'amicizia, che dunque non può essere dimenticata. La volpe ha fatto scoprire al principe la vera essenza delle cose, e questa esperienza non ha nessuna possibilità di morire; il Principe invece ha cancellato la monotonia dalla vita della volpe: c'è stato un doppio guadagno, un guadagno impossibile da dimenticare. È questa l'amicizia più grande che si possa trovare. un ultimo segreto rivelato dalla volpe: "l'essenziale è invisibile agli occhi", cioè bisogna giudicare un rapporto da questo guadagno, non dal comportamento esteriore dell'amico. Da qui il Piccolo Principe decide di ritornare al suo pianeta. Con questa verità le stelle, il deserto, persino l'acqua diventano belle, non per la loro effimera bellezza esteriore, ma perché conservano un tesoro che non è intuibile solamente con gli occhi.
Alla luce di tutto questo trascorso si inserisce l'incontro con l'aviatore. Siamo dunque tornati alla situazione di partenza. Il Principe è tutto proiettato verso quell'amicizia che gli ha prospettato la volpe e di quella ha ora sete, mentre l'aviatore, forse più realistico, avverte che la scorta d'acqua è ormai finita, gli mostra la drammaticità della loro situazione, nell'apparente indifferenza del suo nuovo amico. Ma quale è la vera misura della realtà? La sete fisica o la sete del cuore? I due partono per questa passeggiata notturna nel deserto in cerca di un villaggio, ma trovano un pozzo solitario, come posto in mezzo al deserto proprio per loro. Durante la passeggiata, l'aviatore si rende conto di tenere tra le braccia colui che aveva sempre cercato: l'amico che dà un senso alla sua vita. Il pozzo nel deserto è il punto da cui ripartire, l'acqua è quella cosa che purifica corpo e anima e permette di ricominciare l'avventura della vita.
L'aviatore ha però una inquietudine strana, evidentemente gli sfugge qualcosa. Infatti il Piccolo Principe ha deciso di tornare sul suo pianetino. Tutto deve infine compiersi, e la capacità del serpente a sonagli permette di portare a termine ciò che doveva essere fatto. Intanto, incredibilmente, il motore dell'aeroplano è tornato a funzionare da solo: bisogna ricordare che il motore rappresentava la personalità dell'aviatore, che ora è risanata, si può tornare a casa. Anzi entrambi possono tornare a casa in quanto hanno capito cosa è la vita, un breve momento per imparare che l'esistenza, l'essere è amore. E le stelle diventeranno ancora più belle per l'aviatore, poiché il Piccolo Principe abiterà in una di esse; e così ogni cosa. Questo è il mondo nuovo, questo è il regalo che il Piccolo Principe lascia al suo amico:

"Quando tu guarderai il cielo, la notte, visto che io abiterò in una di esse, visto che io riderò in una di esse, allora sarà per te come se tutte le stelle ridessero. Tu avrai, tu solo, delle stelle che sanno ridere!"

Così il Piccolo Principe si fa mordere dal serpente e parte per il suo pianeta. Ma l'aviatore ha scoperto ormai una cosa essenziale: tutto cambia nelle prospettiva buona, ed il Piccolo Principe è come quel destino buono che accade, ed è sempre atteso nella vita dell'uomo. È un incontro che riaccade ogni giorno, basta essere attenti alla realtà di ogni giorno: esistiamo per vivere questo rapporto eternamente.


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