IL PICCOLO PRINCIPE - L'AMICIZIA COME CONOSCENZA
"Il Piccolo
Principe" viene pubblicato per la prima volta nel 1943 a New York, dove
Saint-Exupéry si era trasferito nel 1941.
Già nella dedica si
stabilisce immediatamente il tema generale dell'opera: gli adulti non sono più
capaci di vera conoscenza, ma l'amico sì. "Il piccolo Principe" è
dedicato a Leone Werth, grande amico di Saint-Exupéry ("questa persona
grande è il miglior amico che abbia al mondo"). Egli è oramai adulto, ma è
ancora in grado di capire un libro per bambini, a differenza di molti uomini, i
quali, crescendo, perdono poco alla volta la capacità di guardare dentro le
cose, così che un serpente che ha ingoiato un elefante appare come un banale
cappello. Maturando, ci si affida sempre meno al cuore e sempre più agli occhi
per misurare la realtà; ma gli occhi sono ingannevoli, perché, di tutto, vedono
solo ciò che è superficiale, solo ciò che è più facile da percepire. Occorre
invece misurare la realtà con il cuore, e per farlo l'unico modo è tornare un
poco come i bambini; il che non significa tornare a ragionare come loro, bensì
significa essere liberi come loro, recuperare almeno in parte la libertà perduta,
la loro forza immaginativa. Come scrive lo stesso autore, "tutti i grandi
sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano)". Ma
Leone Werth è diverso, lui è stato in grado di mantenere il proprio cuore
spalancato alla realtà, è ancora capace di stupirsi e commuoversi di un libro
per bambini. Ecco dunque a cosa serve l'amicizia, a mantenere desta la capacità
di andare oltre le apparenze, di scavare dietro alla muraglia della
superficialità, per coglierne il senso ultimo.
Il viaggio che compirà
il Piccolo Principe è il viaggio alla ricerca di questo valore dell'amicizia, che
non riusciva a riscontrare nel rapporto con la sua rosa.
Incontro con il Piccolo Principe
Se nel primo capitolo
l'attenzione è puntata principalmente sulla differenza sostanziale tra adulti e
bambini, dal secondo capitolo la vicenda entra nel vivo. Il protagonista, che
poi è anche il narratore dell'intera vicenda, precipita con il suo aeroplano
nel deserto. "Qualche cosa si è era rotta nel motore". Saint-Exupéry
ha avuto veramente un incidente nel deserto del Sahara, ma in questo caso
l'incidente assume un valore simbolico: la panne, che l'aviatore non riesce ad
aggiustare da solo, rappresenta l'aviatore stesso: anche egli, come tutti gli
uomini adulti, ha abbandonato la visione tipica dell'adolescenza per focalizzarsi
su una visuale più adulta, perdendo il senso delle cose.
In "Pilota di
Guerra", la prima opera scritta di Saint-Exupéry, egli racconta:
"Avevo cinque anni. Erano le otto di
sera, l'ora in cui i bambini devono dormire[...]. Tuttavia mi avevano dimenticato[...].
Quella sera, vedendomi dimenticato, cedetti al demone del male, mi alzai sulla
punta dei piedi fino alla maniglia della porta, la spinsi pian piano, sbucai
nel vestibolo, e mi ritrovai, a frodo, ad esplorare il mondo. Lo scricchiolio
dei pannelli mi parve un avvertimento della collera divina. Non osando
proseguire oltre, feci alla meglio l'ascensione di una mensola e, la schiena
appoggiata contro il muro, rimasi là, le gambe penzoloni, il cuore in gola,
come fanno i naufraghi su uno scoglio, in mare aperto[…]. ero bloccato sulla
mensola per l'eternità, clandestino ascoltatore di un conciliabolo solenne, nel
corso del quale i miei due zii, che sapevano tutto, collaboravano alla
creazione del mio mondo[…]. Avrebbero continuato a portare un sapore di
eternità al mio mondo".
È un'avventura
fantastica per un bambino, ma ormai ha perduto quella nota di meraviglia che
aveva connotato la sua infanzia. E la perdita di questo tesoro porta l'uomo a
precipitare nell'aridità di cui il deserto è simbolo. L'aviatore non è in grado
di riparare da solo il guasto al suo velivolo, cioè è impossibile tornare ad
essere bambini attraverso uno sforzo volontaristico e individuale: solo
attraverso qualcuno che continuamente richiama alla realtà è possibile questo
miracolo, paurosamente sempre più raro ai giorni nostri. Questo qualcuno in
grado di compiere questa magia è proprio il Piccolo Principe. Solo quando la
personalità è risanata, solo quando si torna a desiderare la verità, il guasto
al motore si ripara, senza un'apparente spiegazione logica, e la vita può
ricominciare ad essere davvero vita. Però, nella nostra visione adulta della
realtà sembra possibile risolvere ogni problema con la sola ragione, attraverso
un ragionamento ben fatto; non ci accorgiamo che, invece, più si attua questo
atteggiamento, più ci si allontana dalla possibilità di una soluzione. Più
l'aviatore tenta di risolvere il guasto con i suoi attrezzi, tanto più il
motore non ne vuole sapere di partire. L'apparizione di un bambino nel mezzo
del deserto però rimescola le carte in tavola. Un bambino, il Piccolo Principe,
che subito mette a tema il rapporto, senza alcun preambolo: il rapporto,
l'amicizia è un fatto così grande e così umano che non ha alcun bisogno di
preamboli. Come si inizia un rapporto? Con un regalo: "per piacere,
disegnami una pecora…".
È una richiesta
alquanto strana in una situazione del genere, ma quando la realtà diventa
stringente, quando la circostanza è carica di una meraviglia senza pari, si
scopre che vale la pena rischiare, "quando un mistero è così sovraccarico,
non si osa disubbidire".
Le caratteristiche di un rapporto - i cinque disegni
Come detto in
precedenza, dalle prime parole del Piccolo Principe scaturisce subito una
richiesta: "per piacere, disegnami una pecora…". L'aviatore, anche
non comprendendo bene, tira fuori una penna, ma è subito frenato da una
perplessità: si rende conto che i grandi, non avendo capito i suoi disegni con
il boa e l'elefante, hanno frantumato il suo sogno artistico ed egli si ritrova
ormai incapace di disegnare. Davanti alla strana richiesta, traccia l'unico
disegno di cui è capace, l'unico mai fatto in vita sua, mettendo in un certo
senso alla prova il Principe: disegna il boa che ha inghiottito l'elefante. ma
il Principe supera la prova e senza nemmeno pensare esclama:
"No, no, no! Non
voglio l'elefante dentro il boa. Il boa è molto pericoloso e l'elefante molto
ingombrante".
Tutto ciò che gli altri
non avevano saputo riconoscere, per il principe è un riconoscimento immediato. Con
questo primo disegno l'aviatore capisce che con il piccolo principe è possibile
creare una amicizia vera, che punti dritto al fondamento delle cose, alla loro
essenza. Non è necessario divagare per allietare animi piccini, come accadeva
per gli adulti incontrati nel corso della vita; con il Principe si può andare
dritti al cuore dell'esistenza umana. Dunque c'è la possibilità di mettersi
completamente in gioco, non è importante quanto uno sia capace; è molto importante
invece l'intenzione di costruire mano a mano, con pazienza, tale rapporto.
Il secondo disegno non
va bene: la pecora appare malata, instabile: cioè, per costruire un'amicizia
vera, sincera, stabile e leale, non basta un rapporto qualsiasi, traballante e
poco saldo:
"No! questa
pecora è malaticcia. Fammene un'altra".
Come si diceva prima,
è necessario un impegno sincero.
Il terzo disegno
ugualmente non va bene:
"Questa non una
pecora. È un ariete. Ha le corna",
un rapporto è sempre
esigente, richiede che la persona ci sia completamente, senza riserve.
Ciò presuppone che si
dia all'altro non ciò che si vuole, ma ciò che l'altro chiede, ciò di cui
l'altro ha bisogno per vivere totalmente un'amicizia. È da qui che nasce la
fiducia, poiché si diventa sempre più certi che nella lealtà dell'amico si può
contare sempre.
Il quarto disegno
ancora non va bene: la pecora è vecchia,anch'essa traballante. Anche qui vi è
un significato nascosto: perché una amicizia diventi profonda, è necessario del
tempo, non si può avere la pretesa di ottenere tutto subito. È questo il motivo
per cui il Principe vuole una pecora giovane, che possa vivere a lungo, per
poter approfondire quanto più possibile la grandezza incontrata.
L'ultimo disegno
appare come il più importante, in quanto si comincia a introdurre ciò che dirà la
volpe in seguito, ovvero che l'essenziale è invisibile agli occhi. L'aviatore,
avendo ormai perso la pazienza, pensava di fare uno scherzo al Piccolo Principe
disegnandogli una scatola di cartone:
"Questa è solo la
sua casetta. la pecora che volevi sta dentro".
Trovato qualcuno con
cui percorrere insieme la strada che porta al mistero che sta dietro alla vita,
è necessario custodire tale miracolo, come in un forziere. Il principe è
finalmente contento ,perché si accorge che l'aviatore è disposto a creare un
legame con lui, anche se in modo particolare, non definibile a parole.
La rosa, la partenza e i falsi amici
Comincia a delinearsi
uno dei temi fondamentali del libro, ovvero il dualismo tra qualità e quantità,
tra numeri e cuore della realtà: quali sono le cose serie? C'è qualcosa che
vale più della vita, più della paura di perderla?
Al quinto giorno nel
deserto, il Piccolo Principe chiede bruscamente all'aviatore se le pecore
mangiano le rose. Sembra una domanda strana, tanto che l'aviatore, che tentava
di risolvere inutilmente il guasto al motore, risponde che sì, le pecore
mangiano le rose anche se esse hanno le spine. Le spine vengono fuori solamente
dalla cattiveria delle rose, poiché esse non riescono a difendere il fiore
dalle minacce che lo circondano.
Il Piccolo Principe si
arrabbia moltissimo perché mentre parla del suo rapporto con la rosa e della
sua amicizia con lei, l'aviatore considera queste cose come secondarie rispetto
al guasto del motore. In realtà il principe pone il problema fondamentale della
vita, cioè la responsabilità che nasce con la decisione di creare un rapporto
vero. La cosa seria della vita, il suo fondamento, il suo segreto più grande è
la rosa, cioè tutti coloro a cui si vuole bene. Tutti gli altri problemi
vengono dopo. Non è forse questa la cosa più seria al mondo?
"Se qualcuno ama
un fiore di cui esiste un solo esemplare i milioni e milioni di stelle, questo
basta a farlo felice quando lo guarda"
ma se il fiore morisse,
se la rosa venisse mangiata dalla pecora, allora tutto si spegnerebbe, tutto
diverrebbe grigio. Davanti a una confessione del genere, l'aviatore non può che
rendersi conto dell'errore commesso, e consola il Piccolo Principe.
Ma perché allora è partito
dal suo pianetino, abbandonando il tanto amato fiore? Perché tra i due erano
nati motivi di incomprensione: era un fiore bellissimo ma aveva i suoi difetti:
era vanitoso, era un poco aggressivo e si atteggiava con le sue quattro spine. Accade
che tali imperfezioni creino piccole fratture nel rapporto, e tali fratture
possono portare alla rottura dell'amicizia. Così il Piccolo Principe decide di
partire, per andare in cerca di amici veri. Non sapeva infatti che una amicizia
non si giudica dagli atti, ma da quanto si cresce in compagnia. Parte perché
non sapeva amare il suo fiore. Solo alla fine si accorgerà dell'errore commesso
e deciderà di tornare sul suo pianetino per riallacciare quel rapporto
interrotto a causa della sua partenza.
"Io credo che egli
approfittò, per venirsene via, di una migrazione di uccelli selvatici".
Così egli parte, e da
qui comincia quella galleria di personaggi che rappresentano le amicizie non
vere, quelle che sono come la pecora malaticcia, instabili, non vere e destinate
a morire presto. Per il Principe queste figure incontrate sono come i grandi, hanno
perso la direzione di apertura verso gli altri e si rinchiudono in sé.
Il primo personaggio
che il Piccolo Principe incontra è il re: egli rappresenta colui che utilizza l'amicizia
per esercitare il potere, ha come unico scopo la sottomissione dell'altro. Un
legame del genere non può durare a lungo, poiché la vera essenza dell'uomo è la
libertà.
Il secondo personaggio
incontrato è il vanitoso, colui che vuole accentrare su di sé tutta
l'attenzione: concepisce l'altro come esaltazione di sé. non può certo essere
costui l'amico che il Piccolo Principe sta cercando.
Il terzo personaggio è
l'ubriacone: egli rappresenta la personalità umana quando diventa schiava di
qualcosa. Non ci si interessa degli altri uomini, anzi si dimenticano
completamente dell'esistenza di amici e persone.
Il quarto personaggio
è l'uomo d'affari: il criterio che domina la sua mentalità è il possesso. Il
possesso non è un'idea sbagliata in sé, ma se a causa di questo si perde il
contatto con la realtà, esso scade nell'egoismo.
Il quinto personaggio
è il lampionaio: egli è simbolo della fedeltà al lavoro. Essa è l'idea forse
più "corretta" tra quelle sbagliate che vengono rappresentate in
questi capitoli. Però se il lavoro allontana dal contatto con la realtà, allora
esso perde il suo senso. Il lavoro del lampionaio diventa alienante rispetto
alla società perché esso costituisce il centro della sua esistenza, togliendo
la possibilità di gustare la realtà poiché non vi è più tempo a disposizione.
Il sesto personaggio è
il geografo: egli rappresenta il rapporto dell'uomo con la cultura. Il sapere
diventa interessante solo se lo si confronta con ciò che si apprende. Ma il
geografo esula da questo concetto, poiché ha la pretesa di conoscere tutto pur
non muovendosi dal suo posto. Egli aspetta un avventuriero che possa indicargli
i fiumi e i laghi e le montagne scoperte così che lui possa indicarli sulla
cartina. Il problema è che così egli non può verificare l'attendibilità del
testimone. Non è possibile istaurare una amicizia vera senza una continua
verifica dell'aiuto che tale amicizia porta.
L'arrivo sulla terra, la volpe e il cambiamento di mentalità
Finalmente il Piccolo Principe
arriva sulla terra, ma la constatazione che ne scaturisce è estremamente amara:
infatti la terra non è un pianeta qualsiasi, ma ospita "cento e undici re,
settemila geografi, novecentomila uomini di affari, sette milioni e mezzo di
ubriaconi, trecentododici milioni di vanitosi, cioè due miliardi circa di
adulti", che dell'amicizia non sanno nulla. Egli atterra nel deserto,
simbolo dell'aridità, dell'assenza di amore, ma proprio questa aridità
costringe a cercare.
È anche il momento
dell'incontro con il serpente, e con egli iniziano gli incontri di verità, che
preparano la fine del racconto. Egli mette a disposizione la sua capacità più
grande, "posso portarti più lontano di un bastimento". Fin da ora il
piccolo principe comincia a capire che l'unica soluzione possibile è dare la
vita. Solo in quest'ottica si comprende con chiarezza questa ultima parte del
racconto.
Esplorando la terra,
si incontrano alcuni personaggi particolari. Tra questi il primo è il serpente,
il secondo è l'eco. Scalata una montagna, il piccolo principe si rende conto
della solitudine che lo circonda. L'unico a rispondergli è appunto l'eco, un
personaggio automatico, è come uno specchio. La vuota ripetizione esprime il
vuoto interiore del pianeta.
Poi l'incontro con il
roseto appare come il raggiungimento del fondo dell'infelicità del Piccolo Principe:
non solo non è ancora riuscito a trovare un amico che possa promettergli un
rapporto sincero, ma viene anche disilluso sulla falsa unicità del suo fiore. Qui
il principe commette un errore: la bellezza di un rapporto non è data
dall'esteriorità, è ingannato dalla vista di ben cinquemila rose uguali alla
sua. "E seduto sull'erba piangeva".
Proprio quando si è in
fondo al baratro, quando apparentemente non è possibile risalire, ecco che
avviene l'incontro chiave di tutta la vicenda: si presenta la volpe. con questo
incontro il piccolo principe capirà finalmente cosa sia l'amicizia, come si
costruisce un rapporto e come si conserva. Finalmente egli capirà il suo errore
nei confronti della sua rosa, interverrà quel cambio di mentalità che gli darà
il coraggio di compiere il passo decisivo per tornare dal suo amato fiore. Nella
sua tristezza il Piccolo Principe chiede alla volpe di giocare con lui. Ma
questa risponde che non può, perché non è addomesticata. "Cosa vuol dire
addomesticare?" chiede il Principe; "è una cosa da molto dimenticata,
vuol dire creare legami", cioè mettere qualcosa in comune, vivere
un'esperienza comune che fa dell'amico unico al mondo, unico tra migliaia. Questo
rapporto muta la realtà, essa si riempie di significati nuovi.
"Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso
da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi
farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo,
dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me e' inutile. I
campi di grano non mi ricordano nulla. E questo e' triste! Ma tu hai dei capelli
color dell'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il
grano, che e' dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel
grano..."
"Non si conoscono che le cose che
si addomesticano", cioè si conosce solamente ciò che si ama, come diceva
Sant'Agostino, poiché di ciò che non si ama non è possibile capirne la vera
essenza. L'unico modo per conoscere la realtà è un amore.
Ma per creare legami, sono necessari
molto tempo e molta pazienza, ogni giorno il piccolo principe potrà avvicinarsi
un poco di più fino a poter raggiungere la volpe. la parola pazienza deriva dal
greco πασκω (soffrire), bisogna farsi
carico insieme della realtà, sostenerla e portarne il peso insieme. La radice
di una amicizia è dunque un'esperienza, non un discorso, "le parole sono
fonte di malintesi". Gli uomini sulla terra sono troppo presi dalle loro
faccende serie, e per non perdere tempo comprano tutto dai mercanti. Ma poiché
non vi sono mercanti di amici, essi si trovano soli nella loro esistenza. Oltretutto,
per la costruzione di una vera amicizia, è necessaria una regolarità, non vi
può essere casualità:
"Se tu vieni, per esempio, tutti
i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare
dell'ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad
agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni
non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore".
Il Piccolo Principe riesce ad
addomesticare la volpe, ma giunge il momento della partenza. La volpe sa che
piangerà, ed il Piccolo Principe chiede: "ma allora che ci
guadagni?","ci guadagno il colore del grano". Può giungere, in
una amicizia, il momento della separazione. Ma se l'edifico del rapporto è
costruito bene, allora esso non può crollare con la lontananza, poiché nasce un
nuovo modo di guardare la realtà, ogni cosa ricorda quell'amicizia, che dunque
non può essere dimenticata. La volpe ha fatto scoprire al principe la vera
essenza delle cose, e questa esperienza non ha nessuna possibilità di morire;
il Principe invece ha cancellato la monotonia dalla vita della volpe: c'è stato
un doppio guadagno, un guadagno impossibile da dimenticare. È questa l'amicizia
più grande che si possa trovare. un ultimo segreto rivelato dalla volpe:
"l'essenziale è invisibile agli occhi", cioè bisogna giudicare un
rapporto da questo guadagno, non dal comportamento esteriore dell'amico. Da qui
il Piccolo Principe decide di ritornare al suo pianeta. Con questa verità le
stelle, il deserto, persino l'acqua diventano belle, non per la loro effimera
bellezza esteriore, ma perché conservano un tesoro che non è intuibile
solamente con gli occhi.
Alla luce di tutto questo trascorso si
inserisce l'incontro con l'aviatore. Siamo dunque tornati alla situazione di
partenza. Il Principe è tutto proiettato verso quell'amicizia che gli ha
prospettato la volpe e di quella ha ora sete, mentre l'aviatore, forse più
realistico, avverte che la scorta d'acqua è ormai finita, gli mostra la
drammaticità della loro situazione, nell'apparente indifferenza del suo nuovo
amico. Ma quale è la vera misura della realtà? La sete fisica o la sete del
cuore? I due partono per questa passeggiata notturna nel deserto in cerca di un
villaggio, ma trovano un pozzo solitario, come posto in mezzo al deserto
proprio per loro. Durante la passeggiata, l'aviatore si rende conto di tenere
tra le braccia colui che aveva sempre cercato: l'amico che dà un senso alla sua
vita. Il pozzo nel deserto è il punto da cui ripartire, l'acqua è quella cosa
che purifica corpo e anima e permette di ricominciare l'avventura della vita.
L'aviatore ha però una inquietudine
strana, evidentemente gli sfugge qualcosa. Infatti il Piccolo Principe ha
deciso di tornare sul suo pianetino. Tutto deve infine compiersi, e la capacità
del serpente a sonagli permette di portare a termine ciò che doveva essere
fatto. Intanto, incredibilmente, il motore dell'aeroplano è tornato a
funzionare da solo: bisogna ricordare che il motore rappresentava la
personalità dell'aviatore, che ora è risanata, si può tornare a casa. Anzi
entrambi possono tornare a casa in quanto hanno capito cosa è la vita, un breve
momento per imparare che l'esistenza, l'essere è amore. E le stelle diventeranno
ancora più belle per l'aviatore, poiché il Piccolo Principe abiterà in una di
esse; e così ogni cosa. Questo è il mondo nuovo, questo è il regalo che il Piccolo
Principe lascia al suo amico:
"Quando tu guarderai il cielo, la
notte, visto che io abiterò in una di esse, visto che io riderò in una di esse,
allora sarà per te come se tutte le stelle ridessero. Tu avrai, tu solo, delle
stelle che sanno ridere!"
Così il Piccolo Principe si fa mordere
dal serpente e parte per il suo pianeta. Ma l'aviatore ha scoperto ormai una
cosa essenziale: tutto cambia nelle prospettiva buona, ed il Piccolo Principe è
come quel destino buono che accade, ed è sempre atteso nella vita dell'uomo. È
un incontro che riaccade ogni giorno, basta essere attenti alla realtà di ogni
giorno: esistiamo per vivere questo rapporto eternamente.
